Il fiscal cliff e le altre sfide economiche che attendono Obama

Di , scritto il 08 Novembre 2012

Dopo un timido entusiasmo durato solo qualche ora per la rielezione di Barack Obama alla Casa Bianca, ieri i mercati finanziari si sono gradualmente raggelati nel corso della seduta e a fine giornata tutte le borse hanno segnato forti perdite. Questo malumore tra gli investitori è stato causato da vari fattori: in primo piano le desolanti previsioni di crescita nell’area euro e l’avvertimento da parte delle agenzie di rating Moody’s e Fitch secondo cui è a rischio la valutazione a tripla A degli USA.

A frenare gli entusiasmi il debito federale statunitense, salito da 10.000 a 16.000 miliardi di dollari dal 2008. Sulla sua riduzione Obama dovrà trovare un difficile accordo bipartisan – assai arduo per via della maggioranza repubblicana alla Camera. Per questo primo scoglio all’orizzonte si parla con una riuscita metafora di fiscal cliff, “baratro fiscale”. Sarà difficile risalirne se non si interviene subito con massicci tagli in bilancio e aumenti delle tasse dal 1 gennaio 2013, con il rischio che il paese vada incontro a una nuova recessione.

Preoccupa anche la dipendenza dai creditori stranieri, in particolare dalla Cina: il 7% dei bond (circa 1150 miliardi di dollari) è infatti nelle loro mani.

Non sarà missione semplice per il quarantaquattresimo presidente USA fare uscire il Paese dalla peggior crisi economica dal 1929 a questa parte. Una depressione che attanaglia gli USA e il mondo da anni e che nell’ultimo trimestre ha visto solo un leggero aumento del PIL, con un tasso di disoccupazione appena sotto l’8%. La Casa Bianca continuerà a sostenere le imprese, ma incoraggiando il passaggio a produzioni più sofisticate; tenterà di sostenere i salari e rilanciare i consumi.

Un altro nodo da sciogliere è quello della finanza: la situazione a Wall Street è migliorata ma è ancora lontana dal potersi considerare consolidata. Di certo il mondo finanziario tornerà all’attacco per modificare la riforma del sistema contro cui Obama si è battuto durante il primo mandato. Di fatto, la finanza aveva investito sull’avversario di Obama, il repubblicano Mitt Romney, e ora fa pressione per evitare il precipizio fiscale e assistere alla crescita di un debito pubblico che potrebbe addirittura raddoppiare. La scelta che gli USA dovranno fare sarà se aumentare la spesa pubblica oppure aumentare le tasse (incluse quelle sui dividendi azionari). Di certo si tratterà di un freno per l’economica americana e mondiale e su questo tutti gli economisti concordano.



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