Prestito senza busta paga: cosa fare se la domanda viene respinta?

Di , scritto il 17 Ottobre 2016

prestito senza conto correnteIn caso di domanda respinta è possibile valutare delle soluzioni alternative che consentono anche di accedere a delle somme superiori.

Quando si ha bisogno di liquidità si possono valutare diverse soluzioni di finanziamento allargando la ricerca non solo alle proposte delle banche, ma anche ai vari istituti di credito specializzati. Tra le proposte che hanno attirato maggiormente l’attenzione dei risparmiatori nel corso degli anni rientrano proprio i prestiti senza busta paga, considerati “frettolosamente” da qualcuno come la soluzione per tutti i loro problemi, soprattutto quando si è disoccupati o non si possiede un contratto di lavoro a tempo indeterminato o almeno stabile.

In effetti attorno a particolare formula di finanziamento ruota molta confusione e sono davvero tanti quelli che credono di poterli ottenere senza offrire alcun tipo di garanzia all’istituto che eroga la cifra richiesta. Chiariamo subito che per richiedere un prestito senza busta paga bisogna comunque fornire alla banca o all’istituto di credito prescelto una garanzia, che dimostri la possibilità di restituire l’importo. Nel caso di questa particolare forma di finanziamento la garanzia non deve essere rappresentata esclusivamente da un contratto di lavoro stabile, ma da una qualunque altra fonte di reddito dimostrabile. Ciò vuol dire che come titolo di garanzia si potranno adottare soluzioni alternative, come ad esempio l’intervento di una persona che faccia da garante. Ma vediamo nello specifico di cosa si tratta.

Chi può richiedere un prestito senza busta paga?
Per questa loro peculiarità, i prestiti senza busta paga sono generalmente richiesti solo da alcune specifiche tipologie di risparmiatori, come ad esempio: casalinghe, lavoratori indipendenti o con contratti di lavoro atipici, studenti, giovani imprenditori. Nella maggior parte dei casi tutte queste categorie avranno buone possibilità di accedere a delle somme extra, che in genere non supera i 5.000 euro.

Tuttavia per avere maggiori chance e magari per accedere a somme maggiori si potrà decidere attuare qualche piccola strategia o di ricorrere ad alcune soluzioni alternative. Vediamo quali:

  • chiedere l’intervento di una garante: ovvero di una persona che si impegni a farsi carico del debito nel caso in cui il richiedente non riesca a rispettare le scadenze. Il garante dovrà quindi avere una posizione economicamente stabile, dimostrando di poter intervenire in caso di difficoltà. In questo caso la banca potrebbe porre meno resistenze alla richiesta. Se però entrambi non riuscissero a rispettare il loro impegno sarebbero considerati “cattivi pagatori” e inscritti nel SIC, il Sistema di Informazioni Creditizie.
  • Richiedere dei prestiti garantiti da Enti: si tratta di particolari soluzioni finanziamento che rientrano nella “categoria microcredito” e sono rivolti in genere alle famiglie o alle aziende con particolari condizioni economiche. Si tratta di fondi stanziati dall’Unione Europea ed erogati tramite le Regioni che si presentano come garanti di fronte alla banca e quindi a favore del richiedente. La somma erogate sono un po’ più elevate, ma non superano i 10.000 € per i privati e 25.000 euro per le imprese.
  • Prestiti con pegno: in questo modo la garanzia è rappresentata da un oggetto di particolare valore economico che viene offerto come garanzia dal richiedente. La somma richiesta sarà erogata non da una qualunque banca, ma da agenzie di pegno appositamente costituite.
  • Infine, nel caso in cui la richiesta presentata alla banca o ad una qualunque società di creditizio fosse stata respinta, si potrà valutare la possibilità di fare una richiesta ad un privato, magari un parente o un familiare facoltoso, o comunque chiunque fosse in grado di prestare la somma desiderata. A di là del tipo di rapporto che potrà esserci tra le parti, è sempre consigliabile formalizzare la richiesta tramite un contratto. In questo modo sarà possibile tutelarsi anche in caso di controlli da parte dell’Agenzia delle Entrate


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