Rifiutare l’IBAN è vietato dalla legge, ecco perché

Di , scritto il 06 Maggio 2021
IBAN

È pratica comune per alcune banche o società online rifiutare alcuni bonifici a causa di un IBAN “non gradito”. Nella maggior parte dei casi il rifiuto è causato dalle prime due lettere dell’IBAN che definiscono la nazione di residenza della banca che produce il bonifico. In particolare, se il paese di residenza identificato nel documento non è “apprezzato” dalla banca, la somma di denaro viene rispedita al mittente. Una pratica decisamente incresciosa, che ha delle cause, ma va combattuta.

Le cause della discriminazione e le possibili soluzioni

Ecco una lista di possibili motivi che causano il rifiuto:

  • Negligenza da parte di una banca nel lavorare con un paese insolito.
  • Rifiuto di collaborare con paesi di “serie B” sulla scorda dell’idea erronea che i paesi di “serie A” siano i migliori al mondo.
  • Rifiuto di collaborare con paesi concorrenti ai paesi “amici”, ovvero coloro con cui le banche stringono collaborazioni.
  • Errata interpretazione della legge antiriciclaggio e pretesa che la società che invia il pagamento utilizzi una banca che abbia la stessa residenza della società stessa.

Per far fronte a questa situazione esiste una legge europea, in vigore dal 2014, che liberalizza la provenienza delle transazioni. Infatti, nei casi sopracitati, a essere in errore sono le banche o le società che rifiutano il bonifico. In base a questa legge non è obbligatorio che la società di partenza e quella di arrivo risiedano nello stesso paese. Questo deriva dal fatto che tutti i paesi dell’Unione Europea e fuori introducono le medesime pratiche di vigilanza e hanno tutte gli stessi diritti.

Nonostante la presenza di queste direttive, la legge di cui parlavamo sopra viene applicata raramente e rischia di ostacolare le attività imprenditoriali sia all’interno che all’esterno dell’EU. Per risolvere questa problematica alcuni gruppi di pressione cercano di smuovere la Commissione Europea a prendere dei provvedimenti più seri e hanno messo in piedi un sito dove è possibile segnalare eventi discriminatori anche facendo il nome della banca o della società coinvolta.


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