Fondi a cedola: meglio cedola fissa o variabile?

Di , scritto il 11 Aprile 2018

Dopo aver parlato dei vantaggi dei fondi a cedola, che costituiscono sicuramente una maniera per poter contare su entrate di liquidità periodiche pur mantenendo nel medio termine il valore del capitale investito, esaminiamo più nel dettaglio pro e contro delle due principali categorie di fondi a cedola.

Fondi a cedola fissa (o “garantita”)
I fondi a cedola fissa (ovvero, che riconoscono un rendimento costante nel tempo) hanno riscosso molto successo al loro lancio iniziale. In un periodo in cui i tassi di interesse erano davvero bassi, per molti investitori si è trattato di un’ottima soluzione! Oggi come oggi non sono particolarmente vantaggiosi dal punto di vista fiscale infatti poiché nell’arco temporale di riferimento devono comunque produrre una cedola. E se il fondo non produce interessi l’onere fiscale e/o la cedola consistono nel rimborso di una quota del capitale investito. Per dirla in parole povere, poiché non è detto che le somme pagate al sottoscrittore corrispondano effettivamente ai guadagni realizzati, si finisce per “bruciare” il capitale. Detto in maniera
ancora diversa: con i fondi a cedola fissa non ci sono problemi soltanto se il gestore del fondo riesce a ottenere effettivamente almeno il guadagno della cedola annua pattuita.

Fondi a cedola variabile (o “non garantita”)
Ultimamente i fondi a cedola fissa sono stati giustamente e ampiamente sostituiti da quelli a cedola variabile che, non garantendo una cedola fissa, di fatto eliminano il problema dell’inefficienza fiscale, infatti evitano di distribuire una cedola se nell’arco temporale di riferimento l’investimento non ha realizzato delle performance positive.



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