Comprare oro in lingotti: cosa dicono le normative fiscali

Di , scritto il 18 Marzo 2019

L’acquisto di lingotti d’oro è una delle tante possibili formule di investimento. Ecco che cosa bisogna tenere presente per essere in regola.

In base a una legge del 7 gennaio 2000 chi risiede in Italia può acquistare e detenere lingotti con una purezza superiore ai 995 millesimi e monete d’oro con una purezza pari o superiore ai 900 millesimi, purché siano state prodotte dopo il 1800 e abbiano avuto corso legale nella nazione d’origine. All’acquisto non si paga l’IVA.

Dove si può comprare l’oro?
Esclusivamente presso un Operatore Professionale in Oro, ovvero una società che ha comunicato la propria alla Banca d’Italia per l’esercizio professionale del commercio in oro (qui si trova un elenco a fini informativi).

Che cosa bisogna dichiarare?
Entro la fine del mese successivo a ogni compravendita di oro va inoltrata l’apposita dichiarazione all’Uif (Unità di Informazione Finanziaria) se il valore della transazione è stato pari o superiore a 12.500 euro.

Che cosa succede al momento della rivendita?
Quando si decide di rivendere i lingotti o le monete scatta l’obbligo fiscale sull’eventuale plusvalenza, ovvero sulla differenza positiva tra quanto pagato all’acquisto e quanto incassato alla cessione. L’aliquota dell’imposta sostitutiva è del 26%, identica a quella che grava su altre rendite di natura finanziaria (azioni, obbligazioni). Si capisce dunque che sia essenziale conservare la fattura di acquisto per testimoniare il prezzo di acquisto e consentire il calcolo corretto della plusvalenza da cui dovrà essere detratto il 26% di tasse. Alla rivendita è anche obbligatorio inserire nella dichiarazione fiscale la plusvalenza nel quadro RT della sezione II del modello «Redditi Persone Fisiche». Se l’acquisto di oro è stato fatto all’estero, va specificato nel quadro RW dello stesso modulo. Se l’oro è ricevuto in donazione o in eredità si devono conservare tutti i documenti che certificano i passaggi.

Che cosa succede se si perde la fattura di acquisto?
In questo caso il Fisco presuppone comunque una plusvalenza del 25%, anche nel caso che si sia verificata una perdita reale.



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