Previdenza complementare: quale indirizzo gestionale scegliere in base all’età

Di , scritto il 21 Marzo 2013

Forme individuali di previdenza (FIP), piani individuali pensionistici privati (PIP) di tipo assicurativo, piani pensione: sono modi diversi per indicare praticamente la stessa forma di pensione integrativa che vada a costruire nel tempo una forma previdenziale complementare. Prima di stipulare un contratto di questo tipo è opportuno scegliere con oculatezza l’indirizzo gestionale, ovvero il comparto in cui investire il denaro: per le persone di età avanzata, è preferibile optare per il comparto meno rischioso, ovvero quello obbligazionario. Diverso il discorso per un trentenne con lavoro autonomo, che ha davanti a sé 30 o 40 anni prima dell’erogazione della rendita vitalizia: in questo caso si può anche optare per un comparto meno prudente: quello azionario, con l’intenzione di passare al comparto bilanciato verso i 50 anni e in quello obbligazionario verso i 60 anni.

In generale possiamo dire che le polizze PIP costituiscono un investimento consigliabile per le persone che a oggi non hanno ancora raggiunto i 20 anni di contributi (questa fascia d’età sarà infatti la penalizzata dal sistema pensionistico attuale), oppure per chi potrà andare in pensione a breve e ha a disposizione una certa cifra da investire ogni anno. Il vantaggio di queste polizze è di tipo fiscale: su 2000 euro, per chi ha un’aliquota IRPEF del 23%, si possono detrarre ben 460 euro l’anno per 5 anni. Per i possibili svantaggi di queste polizze rimandiamo invece a questo articolo.



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