Pro e contro della riduzione dell’uso dei contanti

Di , scritto il 23 Novembre 2011

Nel discorso iniziale fatto al Senato, il premier Mario Monti ha prospettato una nuova stretta sull’uso del denaro contante, a favore di un maggiore utilizzo della moneta elettronica. Attualmente il limite è fissato a 2500 euro: per pagamenti di importo superiore a 2449 euro bisogna usare carte di credito, bancomat, bonifici bancari o assegni – ovvero strumenti di pagamento tracciabili. Se la soglia scenderà ulteriormente, avremo di fronte pro e contro, di cui bisogna essere ben consapevoli.

Detta in maniera molto schematica, la scelta avrà i seguenti vantaggi:
* Teoricamente, favorire comportamenti fiscalmente corretti, cioè scoraggiare la tendenza a evadere il fisco.
* Facilitazione della lotta all’evasione fiscale: grazie alla tracciabilità dei pagamenti, i funzionari del Fisco e della Guardia di Finanza avranno la possibilità di visualizzare con estrema facilità e sintesi i movimenti dei contribuenti “sospetti”. Al momento sono invece necessarie complesse indagini.

Le controindicazioni saranno invece queste:
* Creazione di notevoli disagi, soprattutto per le persone più anziane, che tendono a conservare i contanti in casa, invece di depositarli in banca. E’ difficile immaginare che tutti possano imparare a maneggiare con disinvoltura bancomat e carta di credito.
* Alti costi di commissioni bancarie derivanti dall’incasso/pagamento elettronico: sarebbe una sorta di ulteriore tassa per i cittadini.
* Frequenti guasti della linea telematica su cui si basano i terminali POS: come si aggira l’ostacolo, se non violando la legge e usando il contante?
* Rischio di favorire ancora di più l’evasione fiscale, scatenando nei negozianti atteggiamenti del tipo: “Se non mi chiede la ricevuta, le faccio un bello sconto”.

Forse una soluzione accettabile sarebbe eliminare tutte le commissioni sull’utilizzo di moneta elettronica oppure sul prelievo di contanti sotto una certa cifra. In alternativa, si potrebbe stabilire un tetto solo per le categorie lavorative più a rischio di evasione. Un’altra proposta degna di nota è quella di imporre che alcune spese (per esempio, quelle mediche) siano fiscalmente deducibili solo se effettuate in maniera tracciabile. O anche stabilire che le rate dell’affitto (che costituiscano gran parte dei redditi non dichiarati) debbano essere pagate con moneta elettronica.

Speriamo che il piano del governo sia attentamente ponderato, per non diventare da un lato un’ulteriore penalizzazione per i cittadini e dall’altro un ingiusto beneficio per le banche.



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