Investire per i figli: 6 proposte a confronto

Di , scritto il 29 Settembre 2014

Investimenti per figliUn investimento per i propri figli è un’operazione che richiede attenzione e pianificazione e che merita tanta più attenzione quando i risparmi accumulati sono ulteriormente investiti per dare loro un’istruzione migliore o per avviare un’attività lavorativa. Esistono vari strumenti finanziari per i quali è possibile optare. Ne esaminiamo alcuni elencandone in breve caratteristiche, pro e contro.

* Piani pluriennali di accumulo (PAC): sono basati sul principio della costruzione di un salvadanaio con il versamento regolare di una somma di denaro, in alcuni casi interrompibile temporaneamente. Sono più adatti per bambini molto giovani perché il rendimento dà soddisfazioni solo sul lungo o lunghissimo termine. Molto dipende anche da dove si effettua l’investimento: fondi azionari attivi, fondi azionari passivi, fondi comuni di investimento, ETF ecc. Richiedono una “costante manutenzione”, ovvero un adeguamento a fondi con prospettive migliori se la congiuntura economica lo richiede. Hanno anche commissioni e costi fissi piuttosto elevati, che si applicano a ogni versamento: per questo meglio versare rate trimestrali più consistenti che non piccole rate mensili.

* Buoni fruttiferi postali riservati ai minori: sono intestabili soltanto ai minori fino a 16 anni, ma continuano a fruttare fino al 18° anno e alla scadenza restituiscono il 100% del capitale, più gli interessi maturati. Danno un buon rendimento se l’orizzonte temporale è lungo.

* Libretti postali: sono totalmente esenti dall’imposta di bollo se la giacenza non supera i 5000 euro. Si evolvono in varie formule di versamento e prelievo possibile a seconda dell’età: fino a 12 anni, tra i 12 e 14 anni, dai 14 ai 18 anni. Dopo i 18 anni si passa ai libretti nominativi ordinari. Questo tipo di investimento è ideale per insegnare ai piccoli l’importanza del risparmio, ma non sono proprio ideali per costruire un capitale, visto che i tassi di rendimento non sono alti.

* Fondi pensione, che per la precisione si suddividono in quelli aperti riservati a tutti )e istituiti da banche, SGR, SIM e assicurazioni) e i PIP (piani individuali previdenziali), sottoscrivibili anche dai minori. Hanno il vantaggio di essere deducibili fiscalmente (unico caso tra i prodotti qui esaminati).

* Per l’acquisto di un immobile o per la donazione dello stesso con intestazione a un minore occorre il placet del giudice. Se la donazione è fatta da parenti in linea diretta, è prevista l’esenzione di imposta se il valore dell’immobile non supera 1 milione di euro. Se avviene da parte di zii e nipoti, l’imposta è al 6%. Bisogna poi aggiungere le imposte ipotecarie e catastali intorno al 3% (con esenzione per la prima casa), i costi notarili, per la registrazione e i bolli (in media intorno ai 600 euro). Il carico fiscale dell’immobile resta comunque sui genitori o su chi ha la patria potestà.

* Diamanti: un bene rifugio che nei 30 anni passati ha sempre garantito un rendimento superiore al tasso di inflazione. In pratica, il diamante rende mediamente come il mercato immobiliare ma senza i costi accessori di quest’ultimo. Sui diamanti non si deve pagare neppure il capital gain, soltanto l’IVA. E’ consigliabile comprare diamanti soltanto in banca, scelta che ne garantisce la rivendibilità e in alcuni casi anche la custodia. Comprare diamanti consente di investire anche piccole somme (6000-7000 euro) ma non è mai consigliabile rivenderli prima di 5-6 anni perché in caso contrario le commissioni pesano troppo.



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