Superminds – I Parte (29 ottobre 2019)

Di , scritto il 29 Ottobre 2019
Superminds Milano 2019

Ha preso avvio, oggi a Milano, il World Business Forum 2019 con un titolo intrigante, Superminds, e un obiettivo altissimo: quello di essere un’occasione di apprendimento ma anche di ispirazione.

Erano 5 gli speaker di questa prima giornata al WOBI 2019 che ha attratto manager e professionisti (da tutta l’Europa) con la promessa di regalare spunti e idee utili a per riprendere il contatto, qualche volta trascurato, con 3 nobili traguardi aziendali: quello di valorizzare le persone, di guidare la tecnologia nella direzione di creare davvero vantaggio e di far crescere in questo modo le società e le organizzazioni.

Ecco un piccolo riassunto degli interventi di oggi.

Domani la seconda parte degli interventi, compreso quello di Simon Sinek.

Hal Gregersen: le domande sono la risposta!

Hal Gregersen è un appassionato di fotografia e anche un ricercatore in tema di business. Qui al WOBI 2019, ma anche nel suo libro “The questions are the answer”, ha raccontato diversi casi, episodi e storie che ha raccolto dalle tante interviste che ha condotto a imprenditori e top manager in questi anni.

Gregersen racconta il suo personale punto di vista, è convinto, infatti, che tutti questi soggetti abbiano in comune un elemento importante: tutti i loro business inediti e di successo nascono dal fatto che, ognuno a modo suo, siano riusciti a farsi la domanda giusta.

Il messaggio di Gregersen a Superminds in questo senso è inequivocabile: qualsiasi problema o difficoltà che necessiti una soluzione creativa e nuova va affrontato con un brainstorming serratissimo: una raffica di domande sul tema trattato, nessuna risposta, nessuna spiegazione e nessuna interruzione. Risultato: l’80% di chi applica questo metodo fa un passo avanti alla risoluzione del suo problema!

Da provare!

Whitney Johnson: Disrupt yourself!

Anche la Johnson è ricercatrice e autrice – il suo ultimo libro si chiama “Disrupt Yourself: Putting the Power of Disruptive Innovation to Work” – ed è anche un’ispirata e appassionata divulgatrice di una cultura aziendale imperniata sulle persone prima di tutto. 

Il suo intervento a questo World Business Focus 2019 si è focalizzato sulla crescita personale che secondo la Johnson si concretizza, per ciascuno, attraverso una individuale curva di apprendimento. Ognuno di noi, in un lavoro o in una qualsiasi competenza specifica, vive e percorre una linea in salita che assomiglia un po’ ad una S allungata da sinistra a destra che, iniziando dalla fase di inesperienza, conduce ad una sempre maggiore competenza e consapevolezza che si trasforma prima in engagement e poi in mastery, l’arrivo, cioè conoscenza ed esperienza completa.

L’unico modo per salire è crescere e l’unico modo per crescere è darsi all’auto-disruption. Ovvero ad una programmatica e costante azione di discontinuità personale. Ovvero: mettersi alla prova, darsi obiettivi nuovi, sperimentarsi e collaudarsi continuamente! 

Susan Davis: no alla rigidità emozionale

La Davis è una psicologa affermata e consulente di importanti gruppi internazionali che, ha raccontato al Forum di WOBI 2019, deve la sua scelta formativa e di carriera ad un episodio che l’ha coinvolta da piccola e che cita anche nel suo “Emotional Agility”. La morte del padre, inattesa e incomprensibile, l’aveva portata a negarsi ogni lacrima, ogni dolore, ogni emozione, irrigidendola però.

L’agilità emozionale fu la sua soluzione, in evidente contrasto con il concetto di rigidità, ovvero di intransigenza che qualche volta pretendiamo da noi stessi e dagli altri di fronte ad alcune emozioni, specialmente quelle negative.

Secondo la Davis, la chiave per il perfetto equilibrio delle persone è quella di incontrare le proprie emozioni senza esserne impauriti e senza sentirsi minacciati, di accoglierle, etichettarle correttamente e poi lasciarle andare per continuare sulla propria strada senza rinnegarle o vergognarsene.

Lo stesso consiglio vale, poi, per tutte le aziende ed organizzazioni. Con le persone, con i collaboratori e i propri partner si deve fare la stessa cosa con uno spunto in più: ogni emozione (negativa specialmente) andrebbe vista proprio come un signpost, come un cartello stradale perché sa indicare – a chi sa leggerla silenziosamente – qualcosa di non espresso. Ad esempio, se qualcuno si arrabbia se non viene coinvolto, è evidente che tiene al progetto; se qualcuno ha paura di una responsabilità, forse non si sente all’altezza del compito.

Una mappa interessante, da seguire per migliorare il benessere di tutti in azienda.

Jimmy Wales: continuate a fallire 

Il famoso fondatore di Wikipedia ha intrattenuto e anche divertito l’audience di Superminds 2019 con una breve storia dei suoi numerosi errori e fallimenti.

Ovvio che il messaggio finale era che tutti i suoi tentativi falliti (esperimenti e startup nel mondo internet) sono stati preziose occasioni per prendere maggiore confidenza con lo strumento e con il mercato e per imparare grandi lezioni. Quelle grandi lezioni che sono alla base del suo più grande successo, l’enciclopedia online più famosa del mondo.

Wikipedia è, infatti, un concept che si basa su concetti bizzarri che – a ben vedere – non sembrano la ricetta più adatta al successo…. È alimentata e gestita bottom-up da persone comuni che scrivono gratis di temi di cui non sono professionisti, non aderisce a nessuna politica di revenue derivante da click o da traffico attratto e si finanzia sulla base di libere donazioni da parte degli utenti.

A questo WOBI 2019 una lezione di umiltà e grande visione personale.

Gary Hamel: humanocracy

Ultimo relatore di oggi, Hamel è un consulente di business internazionale con un motto personale: potere alle persone e non alle procedure!

Hamel ha stregato la platea del Superminds WOBI 2019 con la sua idea: quella di aziende e organizzazioni che non intendano più le persone come strumenti per la crescita e il profitto… ma anzi, si rendano esse stesse strumenti per la felicità e la realizzazione delle persone da cui sono guidate e composte!

Ha raccontato di come la schiavitù, l’aristocrazia, il diritto di voto negato alle donne e perfino la televisione prima di Netflix ci sembrino lontani anni luce dalla realtà che viviamo oggi. Sono state rivoluzioni nate dal basso, dalle persone: in qualche modo sono accadute sebbene sembrassero follie all’inizio e hanno davvero cambiato il mondo di tutti noi. 

Hamel sogna un futuro rivoluzionario anche per le aziende. Un futuro in cui avremo trovato una soluzione per gestire le persone, i processi, le regole e la burocrazia aziendale in un modo nuovo, che valorizzi le risorse umane anziché schiacciarle e annullarne l’individualità e il buon senso.

A domani per tutti gli aggiornamenti su questo World Business Forum 2019, in particolare sull’attesissimo intervento di Simon Sinek.



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