Investimenti in azioni: che cos’è lo ‘scrip dividend’?

Di , scritto il 31 Gennaio 2018

I dividendi sono una parte di utile che viene distribuito (nel senso di “consegnato”) da una società ai suoi azionisti. Insieme alla possibilità di vendere le azioni sul mercato azionario, rappresenta una delle principali motivazioni che spinge l’investitore ad acquisire l’azione stessa. Non sempre i dividendi vengono liquidati agli investitori con il cosiddetto stacco dei dividendi, ad esempio quando non si sono prodotti degli utili da distribuire oppure se l’azienda preferisce capitalizzarli. E’ l’assemblea degli azionisti, su indicazione del consiglio di amministrazione della società, a determinare la quota di utile da distribuire sotto forma di dividendi, oltre ai tempi e ai modi della distribuzione.

Il prezzo delle azioni è molto più volatile di quello delle obbligazioni perché con il loro acquisto si assume anche il rischio di non ricevere dividendi in futuro (a differenza delle obbligazioni che prevedono un “reddito fisso” mediante la riscossione di cedole). Ma l’acquisto di azioni presentano altri importanti vantaggi: sono rapidamente vendibili sul mercato azionario e consentono al titolare il diritto di partecipare alla gestione della società e quindi indirettamente anche ai risultati dell’esercizio.

Per quanto concerne le azioni di società italiane il periodo degli stacchi va da aprile all’inizio di giugno, ovvero al termine dell’esercizio contabile. Invece, per le azioni statunitensi lo stacco del dividendo avviene ogni 3 mesi dopo l’approvazione dei conti trimestrali: in questa condizione il dividendo può diventare parte integrante di una strategia di investimento che va oltre il semplice valore di remunerazione.

Nella gran parte dei casi i dividendi vengono distribuiti in contanti, ma in alcuni casi in cui si decide di distribuire dividendi sotto forma di assegnazione di azioni gratuite di nuova emissione derivanti da un aumento di capitale gratuito. Oltre a queste due tipologie di dividendo, ne esiste una terza che in un certo senso fonde le prime due. Si chiama scrip dividend e prevede l’assegnazione di utili ai soci mediante l’attribuzione di azioni di nuova emissione ferma restando la possibilità, a chi ne faccia richiesta, di ricevere in pagamento in contanti invece delle azioni. In Italia lo scrip dividend non è ancora molto frequente (Unicredit è stata pioniera in questo senso), ma nel caso di azioni estere non è raro.

I dividendi tradizionali (cash) costituiscono indubbiamente il modo più chiaro e obiettivo di misurare la solidità reale e la buona salute di una azienda. E’ infatti vero che una società può offrire uno scrip dividend senza curarsi della propria situazione finanziaria perché comunque questo tipo di dividendo non incide sulla liquidità di cassa. Per chi invece crede fortemente nella solidità della società e ritiene che le sue azioni siano attualmente sottostimate e che in futuro siano prevedibili buoni guadagni, i dividendi scrip hanno il vantaggio di trasformare immediatamente i guadagni in altre azioni senza pagare costi di commissione. In ogni caso, ripetiamo, all’azionista è lasciata la scelta tra cash e scrip.



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